preparazione fisica:è molto molto importante per affrontare quest'esperienza che mette a dura prova il ns fisico, esperienza che ci rimette in contatto col ns corpo.
qualche mese fa ho iniziato a camminare e poi mi sono iscritta al CAI.
mi piace affrontare percorsi impegnativi sia in compagnia che in piena solitudine con il mio cane.
ho riscoperto "IL CAMMINARE", non quello frettoloso della vita di tutti i giorni con la mente e lo sguardo sempre presi e rapiti da mille pensieri e stimoli artificiali. mi riferisco al camminare che spinge al contatto pieno con i sensi...ad ascoltare il proprio corpo, a condurre la propria mente ad una sensibiltà sensoriale, purificata dai rumori di uffici, di auto, di strade..che ci impediscono di sentire la vita che palpita nella natura attorno a noi.
forse è meglio parlare di una spiritualità del camminare:
è stupenda la sensazione che si prova salendo in quota dopo aver provato fatica la fatica fisica, dopo aver camminato sotto una poiggia battente. raggiunta la cima si prova una serenità interiore e fisica che non si può descrivere. raggiungere una vetta ha un qualcosa di profondamente spirituale ed intimo.
all'inizio, quando si è senza allenamento ci si concentra maggiormente sullo sforzo muscolare e fisico, sulla resistenza. poi quando si è un pò allenati si riesce ad affrontare un'impresa faticosa riuscendo a pensare alla propia vita, alle proprie motivazioni e sensazioni, al dolore ed alla felicità.
è un pò quello che mi era successo facendo un corso di tango:
all'inizio si è talmente concentrati sui movimenti, sul ritmo e sul proprio fisico che non si riesce a pensare ad altro se non a ballare con lo sguardo incollato alle punte dei piedi. poi a poco a poco come d'incanto ci si rende conto di poter ballare abbracciando l'altro con gli occhi chiusi. stupendo!
la fatica ti fa riscoprire piccole cose di tutti i giorni di cui non sappiamo più assaporare il significato perchè si vivono di fretta, pensando già con ansia a cosa si farà nel quarto d'ora successivo on gli occhi incollati alle lancette e non concentrandosi incece su quel dato momento:
mi riferisco a momenti come il bere, il mangiare e l'ascoltare il proprio corpo.
la vita di tutti giorni è una giungla, dobbiamo sempre mostrarci all'altezza, pronti, veloci, più brillanti degli altri colleghi..il tutto è vissuto con stress e tensione. nel cammino invece ci si può concentrare su sè stessi e basta:
SUL DENTRO DI NOI (il microcosmo), senza dover pensare al FUORI DI NOI (macrocosmo).
camminando ci mettiamo in contatto con la natura, con chi ci cammina vicino anche senza parlare, perchè si condividono le stesse cose...si ricrea un'atmosfera si pace, di serenità, di condivisione, di aiuto reciproco e di ascolto.
è stata bellissima anche l'esperienza con il gruppo del CAI:
si passano giornate assieme faticando, raccontandosi per tratti di cammino, imparando da chi ha macinato chilometri nelle zone più incredibili del pianeta..arrichiscono il cammino elargendo consigli e aneddoti curiosi su come affrontare la scalata alla cima della vita. bello lo consiglio a tutti!
preparazione mentale:
preparare il fisico è necessario per potersi poi preparare mentalmente.
a volte penso che non sarà facile passare molte ore in solitudine, benchè sul cammino gli incontri con altre persone siano molto frequenti.
nella vita di tutti i giorni non abbiamo l'opportunità di passare molto tempo con noi stessi, anzi. spesso arrivati a casa tardi dal lavoro c'è solo il tempo per cenare e poi si arriva in un istante al mattino seguente. qundi ritrovarsi ad avere a disposizione molto tempo per pensare è una bellissima opportunità che però va gestita. non so ancora come l'affronterò, ma la sento come un'occasione di crescita, di scoperta, di conoscenza e di presa di coscienza di mè stessa.
era già da qualche anno che volevo fare quest'esperienza, ma quest'anno più che volontà è stato un bisogno interiore.
quello che mi aspetto non riesco ancora a percepirlo in toto..sento che sarà un momento solo mio, in cui analizzerò tante cose passate progetterò quelle future, le elaborerò e le posizionerò secondo una scala personale in modo che abbiano il giusto valore nella mia vita, come si fa con le tessere di un mosaico..vorrei assegnare loro il giusto equilibrio.
poi c'è un elemento esterno, la natura.
voglio staccare da tutto e da tutti, toglierò l'orologio, spegnerò il cellulare:
ci sarò solo io e quest'esperienza. quando penso a questo trovo una carica immensa, forse non ho mai fatto una cosa così importante e forte solo per me stessa.
il contatto con la natura fa riscoprire una sensibilità pura, positiva. ci aiuta anche a rinnovare il rapporto con gli altri. ci si libera da ogni orpello (quando uso questa parola mi vengono sempre alla mente le parole che Mauro Corona usa nel parlare delle cose inutili di cui ci circondiamo nella ns vita), da ogni artificio, da ogni finzione e si riesce ad essere più sinceri, più umani. la natura ci riconsegna a noi stessi e alla ns umanità. esperienze come questa credo aiutino l'uomo a rendersi conto che potrebbe vivere privandosi di tante inutilità di cui non riesce a fare a meno nella vità di tutti i giorni. la natura ci riporta alla semplicità che è la condizione del saper amare noi stessi e gli altri.
spero che ques'esperienza mi avvicini maggiormente anche a Dio, ma si sa, anche la fede è una meta da raggiungere, una conquista, solo pochi fortunati la possiedono in dotazione alla nascita.
credo che il camminare sia un'apertura al mondo, si va verso l'altro. l'atto del camminare riporta l’uomo alla coscienza felice della propria esistenza, immerge in una forma attiva di meditazione che sollecita la piena partecipazione di tutti i sensi. La specie umana ha “inizio con i piedi”. camminare significa avere la curiosità della scoperta, avere l'umiltà di conoscere poco a poco, senza arroganza ma con umiltà. significa rapportarsi con disponibilità con chi si incontra sul cammino...è una sorta di percorso che ricorda LA VITA.
Camminare è un atto che spoglia, che mette a nudo, e ricorda all’uomo l’umiltà e la bellezza della sua condizione … Non siamo noi che facciamo il viaggio, è il viaggio che ci fa e ci disfa e ci inventa (David Le Breton, Il mondo a piedi. Elogio della marcia).